Pianeta Terra: quando tre strati non bastano

Pianeta Terra quando tre strati non bastano

Forse non tutti sanno che solo recentemente i ricercatori hanno dichiarato di aver scoperto un altro strato della crosta terrestre finora sconosciuto e di cui si ignorava l’esistenza. Da quanti strati è formato il manto della nostra Terra lo scopriremo nelle prossime righe.

Cosa si nasconde sotto il mantello terrestre?

Sembra proprio che ci si debba ricredere sul numero di strati della crosta terrestre: nel mantello inferiore si troverebbe un altro strato in più rispetto a quelli finora conosciuti caratterizzato da un altissimo livello di viscosità. Vediamo come si è giunti a tale rivoluzionaria scoperta. Che il nostro pianeta Terra fosse formato da crosta, mantello, nucleo esterno e interno era cosa buona e giusta e soprattutto nota da sempre: nei libri scolastici e a lezione nelle università di tutto il mondo quando si tratta di geografia astronomica si usava imparare finora che quattro fossero le parti importanti in cui suddividere ‘anatomicamente’ il pianeta, ma oggi non è più così.

Strano ma vero uno strato della crosta terrestre finora è stato ignorato dai geologi e si tratta anche di uno strato piuttosto duro che si trova verso la metà del mantello. Ad aver effettuato questa incredibile scoperta sono stati due ricercatori della Utah University che hanno spiegato come il nostro pianeta si possa tranquillamente paragonare a una cipolla, per cui è formato da molti strati che vengono definiti a seconda dei minerali che vi sono presenti: lo strato scoperto dai due geologi non è definito dai minerali ma piuttosto dalla loro forza.

Nascita di una scoperta

Questa scoperta ha avuto il suo incipit dallo studio del movimento delle placche tettoniche: si è visto come tale movimento ristagni senza alcuna causa apparente a una profondità di 930 miglia. Per comprendere le cause di tale blocco, i due ricercatori hanno pensato bene di ricostruire in laboratorio un modello in scala dell’interno della Terra per cui hanno usato le rocce che formano il mantello e le hanno messe sotto pressione: applicando ai minerali di cui sono formate le rocce, ovvero magnesiowustite e bridgmanite, la stessa pressione presente all’interno del mantello inferiore, il risultato è stato quello di constatare come la viscosità delle rocce crescesse in modo incredibile, arrivando a essere circa trecento volte maggiore rispetto a quella presente all’interno del mantello superiore.

In questo modo, i due ricercatori dell’Università dello Utah hanno ottenuto un risultato che potrebbe spiegare proprio la causa del ristagno del movimento delle placche tettoniche. I ricercatori hanno quindi studiato le caratteristiche di questo strato sotto il quale il mantello inferiore risulta essere meno duro, e gli atomi dei minerali si muovono con più facilità: si suppone che la funzione di questo nuovo strato sia quella di contenere il calore del nucleo che quindi, risulterebbe essere decisamente maggiore rispetto a ciò che si crede. Questo strato in più però, spiegherebbe anche la nascita di molti terremoti profondi e delle differenti tipologie di magma dei vulcani sottomarini.