Perché usare un epilatore luce pulsata contro i peli superflui

epilatore luce pulsata

Chi non è afflitta dalla lotta dichiarata sempre contro i peli superflui alzi la mano: oggi tutte le donne desiderano di dire addio per sempre alla tortura delle cerette ogni mese e salutare il problema dei peli superflui in modo definitivo grazie al trattamento dei peli con l’epilatore luce pulsata. Vediamo come questo apparecchio può risolvere il perenne problema che si ripresenta ogni mese. Inutile sottolinearlo: ogni mese si ripresenta sempre il momento di recarsi dall’estetista per sottoporsi alla tortura della ceretta. Tutte le donne devono combattere contro il fastidioso e odioso problema dei peli superflui ed è innegabile il desiderio che ogni mese nasce spontaneo di poterla risolvere una volte per tutte questa questione dei peli e magari senza provare il dolore della ceretta mensile, ma come fare? Per fortuna oggi la tecnologia risolve anche quest’altro problema e ci viene incontro con l’epilatore luce pulsata.

Molte donne già sono passate al lato oscuro e si sono sottoposte al trattamento di epilazione luce pulsata perché promette di avverare il sogno di tutte di poter finalmente dire addio ai peli superflui. Applicata alla dermatologia la tecnologia ha permesso lo sviluppo di particolari tipi di epilatori che permettono di far diminuire la quantità di peli man mano e di evitare il doloroso e irritante rituale della ceretta. L’uso dell’epilatore luce pulsata si rivela fin dal primo momento incoraggiante perché questo nuovo tipo di epilatore, al contrario di quello tradizionale, sfrutta il principio della foto termolisi selettiva per distruggere e bruciare il follicolo pilifero alla radice tramite il calore.

Questo trattamento impedisce anche la successiva ricrescita del pelo, ecco perché finalmente si può davvero dichiarare guerra ai peli superflui considerandola vinta. L’epilatore luce pulsata consente di estirpare il pelo in maniera perenne senza però rischiare nessun tipo di dolore o di danno alla cute, tipo come può capitare con la ceretta il cui strappo, se non viene eseguito bene, rischia di causare lividi e abrasioni e lesioni dolorose. Rispetto alla ceretta, quindi, l’epilatore a luce pulsata è più sicuro perché non si rischia niente, però, non è adatto per essere usato su tutti i tipi di pelle e per tutti i tipi di peli: infatti, in genere ne viene consigliato il trattamento per chi ha peli scuri e folti e una carnagione chiara e medio-chiara, infatti chi ha la pelle scura non ricava nessun beneficio dall’utilizzo della luce pulsata che, al contrario, potrebbe fare più male che bene dato che la pelle già scura potrebbe essere facilmente irritata dal calore emanato dalla luce pulsata.

Ceretta vs epilazione a luce pulsata: ecco le differenze

Ecco perché si raccomanda alle persone che hanno determinati tipi di pelle di non usare affatto l’epilatore luce pulsata, perché non sortisce alcun effetto. Se prima questo epilatore era una prerogativa dei centri estetici, oggi lo si può comodamente usare in casa perché le aziende estetiche più note hanno portato la tecnologia della luce pulsata dentro l’ambiente domestico così che le consumatrici non debbano per forza recarsi nel centro estetico spendendo anche molto, mentre con l’epilatore la spesa può essere notevole all’inizio e poi col tempo viene ammortizzata dal frequente uso del trattamento.

Qualsiasi tipo di epilatore luce pulsata si scelga, bisogna stare attente alle istruzioni e a rispettarle, ma in genere questo epilatore si usa un po’ come un modello tradizionale solo che bisogna prestare un po’ più attenzione a come si procede col trattamento. Inoltre, ogni marca promette di vedere già i primi risultati nel giro di 3-4 sedute ed effettivamente dopo la quarta applicazione si nota un certo diradamento dei peli che nel frattempo sono diventati anche più sottili e deboli e di colore più chiaro. Ecco perché altre poche sedute eseguite a intervallo di 15 giorni permettono di arrivare al risultato desiderato.

Olio di Argan: le qualità e le proprietà benefiche

olio di argan

Riscoperto solo negli ultimi anni e usato soprattutto nel settore cosmetico ed estetico, l’olio di argan si è rivelato un vero toccasana per il corpo umano fin da tempi antichi e oggi finalmente si possono sfruttare appieno le sue proprietà benefiche: vediamo come si usa e quali sono le qualità del famigerato olio di argan. Fin dall’antichità era noto e usato: l’olio di Argan oggi rappresenta un toccasana per la salute del nostro organismo e la qualità maggiore è quella di poter operare per il benessere del corpo umano sia dall’interno che dall’esterno: questo olio infatti, è ricco di principi attivi tanto da essere l’alleato ideale per aumentare la bellezza naturale del corpo, inoltre, l’olio di argan consente di mantenersi giovani e in forma più a lungo e a permette ciò sono proprio i principi nutritivi contenuti in questo speciale olio a renderlo prezioso per il nostro fisico.

Infatti, non tuti sanno che l’olio di Argan tanto prezioso nell’antichità quanto oggigiorno tanto da essere considerato a ragione un rimedio perfetto nonché naturale per rimanere sempre in forma e per la cura e la bellezza di pelle, unghie, capelli, viso e corpo. L’olio di Argan, infatti, si presta a diversi utilizzi: da una parte è uno dei maggiori garanti della salute e del benessere del corpo ed è considerato una vera e propria panacea contro ogni male. L’olio di argan contiene quei famosi acidi grassi essenziali meglio conosciuti come Omega 6 che concorrono allo svolgimento di diverse funzioni essenziali del nostro organismo, per non parlare di quanto sia altrettanto ricco di vitamina E, ovvero una naturale e preziosa fonte di nutrienti nonché usata quale efficace ed efficiente trattamento anti-age utile per rallentare l’invecchiamento cellulare di viso e corpo.

Non per niente oggi olio argan per capelli è uno delle componenti principali e più usate nella produzione di creme e gel rassodanti e tonificanti per il corpo, ma ormai le sue riconosciute qualità benefiche vengono sfruttate anche negli integratori alimentari. L’olio di argan oggi in campo estetico è popolare soprattutto per i vantaggi dermatologici, dato che viene subito assorbito dalla pelle e ha il vantaggio di non lasciarla unta e lucida come accade spesso con altri prodotti cosmetici: gli effetti dell’olio di argan invece, si notano subito dopo la prima applicazione perché ha il pregio di lasciare la pelle di viso e corpo particolarmente morbida e vellutata.

I benefici effetti dell’olio di argan

Per la sua efficace azione sulla pelle, l’olio si è rivelato fin da subito efficace contro l’invecchiamento della pelle, inoltre contribuisce in modo valido anche contro l’insorgenza dei radicali liberi, che a oggi sono tra le principali cause dell’invecchiamento cutaneo e della presenza delle prime rughe. L’olio di Argan, inoltre, riesce a tonificare non solo la pelle ma anche le unghie riuscendo nell’importante azione di combattere la fragilità delle stesse impedendo ad alcuni batteri di prender piede quando le unghie sono più fragili. Per le unghie l’olio svolge una funzione rinforzante e le rende più sane e dall’aspetto decisamente più forte. Viste tutte queste qualità, è logico iniziare a utilizzare l’olio di argan per poter sconfiggere i diversi problemi della cute.

Pianeta Terra: quando tre strati non bastano

Pianeta Terra quando tre strati non bastano

Forse non tutti sanno che solo recentemente i ricercatori hanno dichiarato di aver scoperto un altro strato della crosta terrestre finora sconosciuto e di cui si ignorava l’esistenza. Da quanti strati è formato il manto della nostra Terra lo scopriremo nelle prossime righe.

Cosa si nasconde sotto il mantello terrestre?

Sembra proprio che ci si debba ricredere sul numero di strati della crosta terrestre: nel mantello inferiore si troverebbe un altro strato in più rispetto a quelli finora conosciuti caratterizzato da un altissimo livello di viscosità. Vediamo come si è giunti a tale rivoluzionaria scoperta. Che il nostro pianeta Terra fosse formato da crosta, mantello, nucleo esterno e interno era cosa buona e giusta e soprattutto nota da sempre: nei libri scolastici e a lezione nelle università di tutto il mondo quando si tratta di geografia astronomica si usava imparare finora che quattro fossero le parti importanti in cui suddividere ‘anatomicamente’ il pianeta, ma oggi non è più così.

Strano ma vero uno strato della crosta terrestre finora è stato ignorato dai geologi e si tratta anche di uno strato piuttosto duro che si trova verso la metà del mantello. Ad aver effettuato questa incredibile scoperta sono stati due ricercatori della Utah University che hanno spiegato come il nostro pianeta si possa tranquillamente paragonare a una cipolla, per cui è formato da molti strati che vengono definiti a seconda dei minerali che vi sono presenti: lo strato scoperto dai due geologi non è definito dai minerali ma piuttosto dalla loro forza.

Nascita di una scoperta

Questa scoperta ha avuto il suo incipit dallo studio del movimento delle placche tettoniche: si è visto come tale movimento ristagni senza alcuna causa apparente a una profondità di 930 miglia. Per comprendere le cause di tale blocco, i due ricercatori hanno pensato bene di ricostruire in laboratorio un modello in scala dell’interno della Terra per cui hanno usato le rocce che formano il mantello e le hanno messe sotto pressione: applicando ai minerali di cui sono formate le rocce, ovvero magnesiowustite e bridgmanite, la stessa pressione presente all’interno del mantello inferiore, il risultato è stato quello di constatare come la viscosità delle rocce crescesse in modo incredibile, arrivando a essere circa trecento volte maggiore rispetto a quella presente all’interno del mantello superiore.

In questo modo, i due ricercatori dell’Università dello Utah hanno ottenuto un risultato che potrebbe spiegare proprio la causa del ristagno del movimento delle placche tettoniche. I ricercatori hanno quindi studiato le caratteristiche di questo strato sotto il quale il mantello inferiore risulta essere meno duro, e gli atomi dei minerali si muovono con più facilità: si suppone che la funzione di questo nuovo strato sia quella di contenere il calore del nucleo che quindi, risulterebbe essere decisamente maggiore rispetto a ciò che si crede. Questo strato in più però, spiegherebbe anche la nascita di molti terremoti profondi e delle differenti tipologie di magma dei vulcani sottomarini.

Le coste italiane divorate dal cemento: ecco come se ne va il litorale

coste italiane divorate dal cemento

Allarmanti i dati pubblicato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: è stato appurato come il 20% della costa italiana sia stata letteralmente ‘mangiata’ dal cemento e come il pericolo che questo fenomeno continui sia in agguato.

Quando il cemento fa male

Una mappa della penisola italiana come non si è mai vista prima: è questo ciò che l’ISPRA ha presentato a Milano proprio durante un convegno collaterale all’Expo e che trattava il tema del recupero del terreno nei confronti del cemento. La mappatura effettuata della ‘copertura artificiale’ dello stivale italiano non dovrebbe far dormire sonni tranquilli, anzi, i numeri che ne sono usciti fuori sono a dir poco allarmanti: sarebbero 500 i chilometri quadrati di costa italiana andati persi. Proprio così: una superficie pari all’intera costiera sarda e corrispondenti a circa il 20% della costa italiana è persa del tutto e per sempre: tra i territori andati persi per sempre ci sono ben 34mila ettari di aree protette, il 9% di zone a pericolosità idraulica e il 5% di fiumi e rive di laghi per non parlare di come il 2% delle aree non consumabili ovvero di monti, zone umide e pendenze sia stato evidentemente invaso dal cemento.

La nostra penisola quindi, non smette di perdere terreno nel senso letterale del termine, forse questa perdita non avverrà in modo così rapido come lo è stata in passato ma quel che importa è che non si arresta e a subirne gli effetti più devastanti è il territorio a scapito di chi lo abita, cioè noi italiani. La velocità a cui avviene questo consumo è di sei-sette metri quadri al secondo e ogni anno si perdono sempre più zone agricole coltivate, ma anche aree urbane e zone naturali vegetali e non.

Ecco le regioni e i comuni più a rischio

Quel che fa più rabbia è che anche i terreni più produttivi del mondo e da cui potrebbe ripartire il settore agricolo finiscono nella morsa inevitabile del cemento e ciò va sempre a discapito di chi abita tali terreni e di chi li lavora o vorrebbe. Eppure la velocità di consumo sembra diminuire di anno in anno, ma evidentemente non basta questo per fermare la cementificazione dell’Italia e a rendere meno preoccupanti i dati che sono venuti fuori dalla mappatura dell’ISPRA: dati alla mano sono più di 100 mila le persone che in un anno hanno perso l’occasione di portare sulle proprie tavole prodotti italiani di qualità. Quali sono le zone particolarmente interessate da questo fenomeno è presto detto: il consumo di suolo è cresciuto di anno in anno nelle zone periferiche soprattutto senza però lasciare all’asciutto le aree a bassa densità, e le città continuano a svilupparsi in maniera disordinata e senza lacuna considerazione delle ripercussioni di tali espansioni sul rischio idrogeologico: basti pensare a tutte le catastrofi cui la popolazione italiana è andata incontro e ha dovuto affrontare solo durante lo scorso anno tra i diversi dissesti idrogeologici avvenuti tra frane, allagamenti e alluvioni.

Il primo posto della classifica delle regioni italiane più cementificate e quindi più consumate se lo aggiudica la Lombardia a pari merito con il Veneto, mentre la Liguria, che pure lo scorso anno ha sofferto molto, può vantare la percentuale di suolo consumato più alta nonché la quantità di zone più ad alta percentuale di pericolosità idraulica. Non sta tanto meglio l’Emilia con il suo record per superfici a rischio idraulico, mentre nelle provincie di Napoli, Milano, Torino e Caserta si trovano i comuni più cementificati, primo fra tutti Casavatore che ha oltre l’85% di terreno sigillato.